Termini Imerese, condannato a 7 anni Roberto Ginatta per il crac Blutec: utilizzò indebitamente 15 milioni destinati alla trasformazione dell'ex stabilimento Fiat

Giovedì, 01 Dicembre 2022 01:18 Scritto da  Pubblicato in Termini Imerese
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È stato condannato in primo grado a 7 anni di reclusione dal Tribunale di Torino Roberto Ginatta, ex amministratore delegato della Blutec, che avrebbe dovuto rilanciare il polo produttivo di Termini Imerese.

L’imprenditore era accusato di aver utilizzato indebitamente 15 milioni di euro destinati alla trasformazione dell'ex stabilimento Fiat. Ma secondo i magistrati Ginatta non avrebbe mai avuto la volontà di realizzare i progetti.  Tra i reati contestati anche il riciclaggio, per aver investito parte dei proventi illeciti in altre divisioni del gruppo, e la bancarotta fraudolenta per la gestione di Blutec e della società Metec.
Il tribunale ha stabilito che all’imprenditore Roberto Ginatta (nella foto) venga confiscato l’intero patrimonio fino al raggiungimento dei 15 milioni di euro. E il pagamento, a titolo di risarcimento, di 16 milioni di euro in favore della Regione Sicilia. la Fiom nazionale per 25 mila euro, la Fiom Palermo per 25 mila euro. L'imprenditore è stato dichiarato anche interdetto in perpetuo dai pubblici uffici, e non potrà più guidare un'impresa per 5 anni.
Assolti il figlio di Ginatta, Matteo Orlando e la segretaria del gruppo Giovanna Desiderato.
"La sentenza di oggi - commentano in una nota congiunta Simone Marinelli, coordinatore nazionale per la Fiom Cgil e Roberto Mastrosimone, segretario generale Fiom Cgil Sicilia - è frutto dell'ottimo lavoro svolto dall'Avvocato Elena Poli che ha ricostruito la complicata vicenda e oggi si è fatta chiarezza, anche sotto il profilo giuridico, di quanto i lavoratori hanno subito nel corso degli ormai 11 anni dalla cessazione dell’attività dello stabilimento”.
“Rispettiamo la sentenza ma, nonostante le assoluzioni su diversi capi di imputazione e il ridimensionamento del complessivo impianto accusatorio, non ne condividiamo la condanna e sicuramente presenteremo appello – dichiarano gli avvocati difensori dell’imprenditore, i legali Michele Briamonte e Nicola Menardo dello studio Grande Stevens - I gradi di giudizio sono tre, non siamo dunque neppure a metà strada di questo lungo percorso e siamo certi che alla fine saremo in grado di dimostrare nelle aule di giustizia e con le relative regole che il fallimento del progetto Termini Imerese si rivelerà per ciò che è: figlio di una politica industriale schizofrenica e dell’inadeguatezza di molti soggetti che si erano attribuiti un ruolo nel realizzarlo. Rimane la sensazione che Roberto Ginatta sia stato il solo a pagare anche di fronte all’opinione pubblica nonostante gravi responsabilità altrui”.

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