Ustica 42 anni dopo: dolore, memoria e richiesta di verità. Tra le vittime originari di Termini e Collesano 

Lunedì, 27 Giugno 2022 10:08 Scritto da  Pubblicato in Comprensorio
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Tra le 81 vittime innocenti  c’erano sette siciliani originari della provincia di Palermo, in particolare del nostro Comprensorio Termini Imerese, Cefalù, Madonie.

Le sorelle Marfisi, Daniela (10 anni) e Tiziana (5 anni) e i nonni materni Marianna Siracusa (61 anni) e Paolo Licata (71 anni, maresciallo in pensione della Gdf) che si erano recati a Mantova a prendere le nipoti per portarle in vacanza. Figlie di Enzo Marfisi (medico) e Dina Licata che le avrebbero raggiunte qualche giorno dopo in Sicilia. Tutti termitani. La famiglia Fullone di Collesano. Rosario Fullone (49 anni, impiegato ospedaliero) che rientrava da Bologna dove aveva accompagnato la moglie Maria Volpe (48 anni) per una visita specialistica e la figlia Carmela di 17 anni. 
Erano le 20,08 del 27 giugno 1980 quando il DC-9 Itavia (volo 870) decollò con due ore di ritardo (causa maltempo) dall’aeroporto di Bologna con destinazione Palermo-Punta Raisi. 
A bordo c’erano 81 persone: due piloti, due assistenti di volo e 77 passeggeri tra cui 13 bambini.
Il velivolo, qualche secondo prima delle ventuno e poco dopo avere perso il contatto radio con l’aeroporto di Roma Ciampino, esplose in cielo e si inabissò (4mila metri di profondità) tra le isole di Ustica e Ponza nel mar Tirreno. 
Una tragedia che si è consumata in una delle aree (mediterraneo) più pericolose del pianeta e in cui la tensione tra il blocco occidentale e quello sovietico era altissima. 
Lo spazio aereo, quella sera, era affollato di caccia americani, francesi, inglesi, italiani e c’era la presenza di un “intruso”, il  Mig23 libico (intercettato dagli F104 dello stormo dell’Aeronautica di Grosseto) precipitato sulla Sila e rinvenuto “ufficialmente” tre settimane dopo (l’autopsia sulla salma del pilota rivelerà che il decesso era avvenuto il 27 giugno). 
I familiari delle 81 vittime attendono verità, ma soprattutto pretendono giustizia. 
Fabio Lo Bono

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