Archeoastronomia, una rete di aree sacre e santuari legati al culto del sole nella Sicilia preistorica

Martedì, 17 Novembre 2020 23:00 Scritto da  Pubblicato in Sicilia
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L'ipotesi di lavoro è di trovarci di fronte a una vera e propria rete di complesse aree sacre, veri e propri santuari legati ad una religiosità incentrata sul sole ed in particolare sulle sue epifanie solstiziali.
Le dimensioni della maggior parte dei fori, che consente al sole di apparire per più giorni in occasione dei  solstizi (e, in misura assai minore, degli equinozi), era destinata anche, secondo la nostra ipotesi, ad una visione da relativamente lontano. Per la stessa ragione, con alcune eccezioni, i siti e i monumenti descritti sono normalmente assai ben visibili dalle contrade circostanti.


Distribuzione geografica dei siti e dei monumenti archeoastronomici esaminati.

Le nostre ricerche di archeoastronomia in Sicilia e le nostre ipotesi non sono, per fortuna, del tutto isolate. Già nel 1992, S. Tusa, G. Foderà Serio e M. Hoskin pubblicavano un lavoro pionieristico sull’orientamento astronomico dei Sesi preistorici di Pantelleria, un inizio autorevole per l’archeoastronomia nell'isola.


Fig. 2 Sesi di Pantelleria.

Lo studio recente di un’autorità  riconosciuta come Giulio Magli e dell’esperto geologo Foresta Martin sull’archeoastronomia del villaggio dei Faraglioni di Ustica, abitato fra 1400 e 1200 a. C. ca., quindi durante il Medio Bronzo, suggerisce che la scelta del sito fu dovuta anche o principalmente alla possibilità di osservare da esso il sorgere del sole al solstizio d’inverno dietro il Monte Falconiera ad E, la sua massima altezza sul Monte Guardia di Turchi a S e il suo tramonto, sempre alla stessa data, dietro Monte Costa del Fallo, con poca differenza di azimut rispetto ai medesimi fenomeni osservabili oggi. Soltanto dal villaggio dei Faraglioni il sole al solstizio d’inverno abbraccia “con il suo arco diurno il profilo terrestre dell’isola da un estremo all’altro, allineandosi con i tre principali rilievi. In qualunque altro luogo della piccola isola e in altri periodi dell’anno c’è una sfasatura: il sole sorge e tramonta a mare e non è possibile usare il paesaggio terrestre come calendario naturale”: coincidenze troppo speciali per essere naturali, come giustamente commentato dagli Autori dello studio citato. Anche gli uomini del Bronzo di Ustica sapevano osservare il sole nel suo corso e probabilmente scelsero dove vivere in base alle informazioni che l’astro, nel suo rapporto con il paesaggio dell’isola, poteva fornire loro.


Fig. 3 pseudo menhir di Pantelleria.

Due altre realtà ovviamente naturali ma ipoteticamente con utilizzazione anche di carattere archeoastronomico sono qui almeno da segnalare: le già note Grotta o Riparo “Polifemo” (un toponimo evidentemente recente) e la Grotta dei Cavalli, entrambe in provincia di Trapani. La Grotta “Polifemo” è sita in territorio di Erice (38°03’56,63” N12°34’59,76”E) e presenta dei pittogrammi divisi in due periodi e datati genericamente al Neolitico ed a una fase fra la tarda Età del Bronzo e il Ferro. Scuderi, Polcaro e Burgio hanno attentamente studiato la cavità dal punto di vista archeoastronomico arrivando alle seguenti conclusioni:



“Essendo stati informati da studiosi locali che intorno al solstizio d'estate si sono verificati effetti di luce spettacolari nella grotta, abbiamo ottenuto misurazioni strumentali sul campo dell'orientamento dell'ingresso della grotta. Le misurazioni sono state eseguite da una bussola laser Silva. Essendo l'ingresso della grotta orientato verso l'orizzonte marino, l'azimut è sufficiente solo per definirne l'orientamento.