Aleardo Terzi, protagonista del liberty, in un volume curato da Anna Maria Ruta

Giovedì, 05 Novembre 2020 20:47 Scritto da  Pubblicato in Area metropolitana
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Un elegante e corposo volume edito da Silvana Editoriale rende omaggio ad un personaggio eclettico quale fu Aleardo Terzi, nato nel 1870 a Palermo, dove trascorse l’infanzia e maturò la sua formazione artistica favorita dalla vivacità culturale,

che animò la sua città natale nella mitica Belle époque: un protagonista del liberty, come recita il sottotitolo del volume, che di Aleardo Terzi ripercorre l’attività artistica. A cura di Anna Maria Ruta e con la collaborazione di Francesco Parisi, i numerosi e autorevoli saggi critici approfondiscono i molteplici aspetti della sua produzione di pittore, d’illustratore, di grafico, cartellonista, etc. Un grande protagonista della grafica pubblicitaria e dell’illustrazione italiana tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento Terzi, malgrado la sua produzione per buona parte risultasse ancora inedita: eppure erano note la sua formidabile capacità di grafico, disegnatore, illustratore e ideatore di manifesti pubblicitari di noti marchi, di illustrazioni per importanti riviste e volumi, pubblicati a Roma come a Milano e di prestigio se locandine per teatri d’opera come il Teatro Massimo di Palermo e il Teatro alla Scala di Milano, e malgrado inoltre molte delle sue opere pittoriche fossero presenti in collezioni private e in qualche museo d’arte moderna.
Se per certi aspetti l’attività pittorica non fu preminente nella sua vita artistica, essa ne rappresentò tuttavia un versante non secondario e mai del tutto abbandonato rispetto alla più vasta e nota attività di grafico, illustratore e pubblicitario, cui dedicò gran parte della vita e la cui produzione fu largamente riconosciuta fra le più raffinate testimonianze del gusto di un’epoca. Questa sua indecisione tra valori grafici e pittorici accompagnerà sempre le sue scelte.
Qualità e vastità illustrativa è rappresentata nel volume con un’ampia raccolta di materiale, quasi una trattazione completa della sua vasta produzione, corredata dalle più famose ideazioni pubblicitarie, che ancora oggi contraddistinguono alcuni marchi noti. Basti ricordare la storica Ovomaltina, la Formitrol, la Dentol, la Carlo Erba, la MaxMeyer, la Borsalino e i Grandi Magazzini Mele, per citarne solo alcune.
Come sottolineato nel testo, la sua formazione come disegnatore e grafico incisore maturò nel contesto familiare, perché il padre, apprezzatissimo litografo-tipografo, influenzò e valorizzò le attitudini e la tecnica del giovane Aleardo, che diede, fin dagli esordi nella tipografia e stamperia paterna dimostrazione delle sue notevoli capacità. Anna Maria Ruta riconosce nelle prime esperienze d’incisore e grafico, a corredo di testi sui monumenti palermitani, aspetti che emergeranno poi nella pittura di estrazione divisionista, in cui non è estraneo nel tratteggio esteso del colore, l’influenza della luce e dei colori,di un certo sfavillio dei mosaici palermitani della Cappella Palatina, del Duomo di Monreale o della chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio. Emerge invece nella trattazione di Francesco Parisi, il contributo di Aleardo Terzi allo sviluppo di un linguaggio grafico in grado di veicolare messaggi su larga scala, vera e propria invenzione a servizio della produzione industriale, che si andava affermando sempre più con maggiore insistenza e diffusione. Tra le più importanti collaborazioni editoriali spicca quella con la celebre rivista “Novissima”, che gli consenti di conoscere e lavorare a fianco di artisti tra i più famosi dell’epoca, come Duilio Cambellotti, e dei più affermati cartellonisti, come Marcello Dudovich, Leopoldo Metlicovitz, Lionetto Cappiello, e dei più noti creatori di cartellonistica pubblicitaria. Abbastanza rilevante anche la sua affermazione nel settore dell’illustrazione di testi a corredo di pubblicazioni letterarie e narrative,in particolare in alcune originali pubblicazioni rivolte all’infanzia e in quelle non meno rilevanti di larga diffusione, come “Il Novelliere” o “L’illustrazione Italiana”, o ancora in quelle per la Società Editrice Novissima di Edoardo De Fonseca. E sono solo alcune delle innumerevoli collaborazioni con l’editoria del tempo, in cui era apprezzato il suo stile elegante e raffinato, contornato dalle trame fluide del liberty o dalle linee secche del decò. Nella creazione di cartoline, a cui si dedicò largamente, seppe tracciare la figura femminile con eleganza e ricercatezza nell’abbigliamento e nelle pose, con atteggiamenti non privi di una certa sensualità, che documentarono la storia del costume e delinearono il temperamento di una donna moderna consapevole del proprio fascino, rappresentata sempre con gusto. Anche nelle illustrazioni connesse alla réclame, come quelle che Terzi realizza per il volume Fascino Muliebre di Matilde Serao del 1901, spicca quella caratteristica rappresentazione di una fascinosa figura femminile che lo contraddistingue.
La formazione del giovane Aleardo Terzi risentirà molto degli umori dell’ambiente artistico della Palermo fin de siecle per la qualità degli artisti, pittori, scultori, architetti che vi operarono e di tante figure che animarono la vita culturale del capoluogo siciliano. Palermo si configurò come centro culturale vivace, in cui molti tra i protagonisti riscossero riconoscimenti internazionali con incarichi e realizzazioni fuori dai confini nazionali, come Ettore Ximenes ed Ernesto Basile. L’esuberanza dell’ambiente palermitano era favorita dalla presenza di una borghesia illuminata d’imprenditori e committenti come i Florio, i cui rapporti internazionali contribuirono a tessere relazioni sempre più frequenti con le capitali europee e a finanziarne le innumerevoli iniziative culturali e sportive di richiamo internazionale, come le stagioni operisti che del Teatro Massimo e la Targa Florio tra le più frequentate e famose corse automobilistiche dell’epoca. La Palermo, che si confermò come luogo di frequentazione cosmopolita, fornì al giovane Terzi una quantità e qualità di stimoli non presenti in altri contesti. Palermo, divenuta centro d’interesse di un’élite internazionale, riscoprì l’esotismo dei suoi luoghi ricchi di storia e delle qualità climatiche del suo territorio e della presenza di personaggi di alto rango, non disdegnosi della signorilità e dell’ospitalità dell’aristocrazia e dell’alta borghesia cittadina offerta con grande generosità. La città, così animata, si trasformerà in quella piccola capitale del Liberty di sciasciana memoria ed affronterà questo suo nuovo ruolo di crocevia internazionale con le stesse dinamiche rigeneranti delle grandi capitali europee, da cui importerà gli schemi urbanistici, adattandoli alle preesistenti strutture cittadine e conformando la nuova espansione urbana alle nuove esigenze rappresentative della crescente borghesia imprenditoriale. Si doterà di strutture ricettive e ricreative, che si avvarranno dei nuovi linguaggi stilistici nelle nuove architetture monumentali e nella moderna configurazione urbana. Queste nuove istanze trovarono rispondenze  soprattutto nel linguaggio espresso dalle architetture di Ernesto Basile, di Giuseppe Damiani Almeyda e dei tanti giovani architetti che alla scuola dei Basile si formarono, e  nella pittura  di Ettore de Maria Bergler, certamente non estranea alla formazione artistica di Aleardo Terzi, che del nuovo linguaggio liberty rappresentò l’aspetto più edonistico e sensuale, mentre quello più elegante e raffinato esplose nell’illustrazione e nella cartellonistica pubblicitaria. Dopo l’apprezzato esordio come disegnatore all’Esposizione Nazionale di Palermo del 1891-92, in cui fu autore di un centinaio di disegni di oggetti a corredo del catalogo della mostra Etnografica Siciliana, diretta ed ordinata da Giuseppe Pitrè, Terzi si trasferirà con la famiglia a Roma, dove, dopo una breve parentesi londinese, troverà facile impiego come grafico ed illustratore in un ambiente fervido e stimolante, che lo vide ben presto partecipe, anche con le sue opere pittoriche, della vita culturale della capitale, prima come membro della Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti, e poi come fondatore con altri del movimento della Secessione Romana. Il volume di Anna Maria Ruta e di Francesco Parisi contribuisce a tracciare attraverso gli innumerevoli spunti critici emersi nell’accurata e sistematica lettura della produzione artistica di Aleardo Terzi, quegli elementi che consentono anche una più attenta analisi dell’indirizzo originale che assunse il Liberty in ambito locale. Non potrebbe altresì capirsi l’accoglienza che lo stile nuovo ebbe da parte della società borghese e aristocratica isolana, che in parte ne comprese il rivoluzionario messaggio di rinnovamento delle arti e che da questo nuovo linguaggio trasse quei valori estetizzanti funzionali al rinnovamento del gusto, in direzione europea. Anche nella decorazione d’interni e nella produzione di mobili ed arredi per la casa, in cui pure si cimentò, Aleardo Terzi fa emergere l’orientamento in chiave modernista del suo tratto distintivo, sebbene influenzato da evidenti ascendenze dalla Secessione viennese, che emergono nelle decorazione delle sale della Prima Esposizione d’Arte Internazionale della Secessione Romana del 1913, e negli arredi creati per la propria abitazione. Ma idea anche piatti e vasi per la Richard Ginori. Anche quest’aspetto può collegarsi con la sua esperienza formativa a Palermo, di cui gli era certamente nota la produzione di mobili e arti decorative della ditta Ducrot, realizzati con la collaborazione di Ernesto Basile, e delle ceramiche Florio, produzione in bilico tra tradizione e innovazione sulla falsa riga di un modernismo di estrazione europea. Con Ernesto Basile condividerà nel 1907 la realizzazione decorativa dell’arredo per il celebre Caffè Faraglia a Roma nella centralissima piazza Venezia.
Un ultimo aspetto della sua incredibile versatilità fu l’incariconella direzione del Regio Istituto per la decorazione del libro di Urbino, in cui ottenne la cattedra di Disegno di caratteri dell’illustrazione nel 1924. Morì a Castelletto Ticino nel 1943.
Il testo documenta dunque l’intera esperienza di un artista, la cui vita fu interamente dedita alla creatività e all’arte della comunicazione in tutte le sue declinazioni, di un personaggio la cui formazione avvenne in un’epoca di grandi cambiamenti e rivolgimenti sociali e culturali, di cui fu comunque testimone attento, manifestando nel suo lavoro una riconoscibilità e coerenza con un nesso ideologico di rappresentazione e di comunicazione figurativa raffinata ed elegante. E rimane, allora, incomprensibile come mai prima d’ora nessun adeguato e puntuale studio critico, se non quello operato oggi da Anna Maria Ruta con la collaborazione di Francesco Parisi, ne avesse prodotto un’attenta disamina della vastità e variegata produzione.
Giacomo Fanale

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